
Clima 2024
SINTESI DEI DATI E DEI CONTENUTI PRINCIPALI
Temperature. Rispetto alla media del periodo di riferimento 1961-1990, nel periodo 1991-2020 l’aumento delle temperature registrato è stato pari a 1,1 °C a Rovereto (203 mslm), 1,0 °C a Cavalese (960 mslm), 0,7 °C a Trento (312 mslm) e 0,5 °C a Cles (665 mslm).
Giorni caldi e giorni di gelo. Nel periodo 1961-2020 si osserva in generale un aumento dei giorni caldi (con temperatura massima superiore a 25 °C) e delle notti calde (con temperatura minima notturna superiore a 20 °C), nonché un calo dei giorni di gelo (con temperatura minima inferiore a 0 °C). Nove degli anni più caldi registrati dal 1921 presso la stazione di Trento appartengono al periodo 2011-2023. La durata e la frequenza delle ondate di calore è aumentata in maniera chiara e percepibile.
Fenomeni piovosi estremi. Si evidenzia un aumento dei fenomeni piovosi estremi per il trentennio 1991-2020 rispetto ai tre precedenti così come, per molte stazioni di rilevamento, un aumento dei periodi di assenza prolungata di precipitazioni giornaliere, riconducibile a situazioni di siccità.
Innevamento. Mentre le alte quote in pieno inverno mostrano un leggero aumento delle nevicate, associato a un aumento delle precipitazioni complessive invernali, le aree più a valle registrano una netta diminuzione dell’innevamento: questa diminuzione non è tanto imputabile a variazioni delle precipitazioni invernali complessive, che sono rimaste sostanzialmente inalterate, quanto piuttosto all’aumento generalizzato delle temperature, il quale ha contribuito a un innalzamento del limite delle nevicate.
Fusione dei ghiacciai. Rispetto alla fine della cosiddetta “Piccola era glaciale” (che rappresenta il periodo più recente di massima espansione dei ghiacciai alpini, circa a metà del XIX secolo), l’estensione dei ghiacciai trentini e la loro massa si sono ridotte considerevolmente: si stima una riduzione areale di circa il 75% secondo le analisi di fotointerpretazione aggiornate al 2015. Il processo di ritiro delle masse glaciali sta accelerando negli ultimi anni: sul ghiacciaio del Careser (i cui dati, rilevati dal 1967, rappresentano la serie storica più lunga tra i ghiacciai italiani) si è registrata una perdita media di spessore verticale pari a 4,4 m, più del doppio della perdita media degli ultimi vent’anni.

GLI INDICATORI
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